SIAMO......CUORI IN GIOCO!

Un elicottero vola nel cielo.
Compare, scompare, ricompare tra le case piu' alte della città, si torce, s'impenna, prosegue.
Centinaia di nasi si levano. qualcuno curioso, qualcuno festoso, qualcuno frettolosamente impreca contro i soliti vip e che la smettessero di dar fastidio alla povera gente che lavora.  Poi prosegue.
Poco distante, in un gran piazzale, la libellula trova il suo fiore e vi si posa.  é bordo un organo, due piloti, tre chirurghi....

Altrove qualcuno aspetta. E' duro aspettare di nascere una seconda volta. Rassegnazione o speranza? Entrambe, in attesa di una telefonata che non per tutti arriva.

Ma quando arriva quella telefonata,  i nostri occhi e gli occhi dei sanitari s'incontrano preoccupati, premurosi, attivi, consapevoli, responsabili, pronti, umili.
La sala operatoria è pronta, il cuore batte, per la prima volta i polmoni respirano, lo sguardo dei medici e delle infermiere, il soffitto abbagliante, ignoto, severo, monitors, circuiti, respiratori...
Ci sarebbe tutto da dire eppure tutto diventa silenzio ed attesa...

C'è bisogno anche di sangue. Eccolo. Sono solo sei lettere e.c.c.o.l.o ma ti fanno capire che per venirne fuori, per venire fuori da uno degli interventi più complessi, non hai solo bisogno dell'opera dell'uomo, ma anche del suo stesso fluido, comune denominatore di tutti, intenso rappresentante della nostra essenza più intima e personale. Anche quello è stato donato. pallida ma significativa imitazione di dio che dà la linfa vitale, priva di qualsiasi presunzione, è atto scevro dal desiderio di possesso. l'intervento continua...

Tutto comincia da qui, dalla consapevolezza d'essere stati espulsi da quella sala chirurgica, come un feto,  per una nuova vita.
Siamo cuori in gioco, persone straordinariamente vive e assolutamente comuni, unite dall'esperienza del trapianto. La voglia di non sentirsi isolati, il desiderio di sostenersi, e di essere sostegno morale per chi è in attesa di trapianto, è il trampolino di lancio. Nel giro di poco tempo grazie al passaparola nasce ATO Milano con Giuseppe Lamesta (il primo presidente) ed il gruppo del Consiglio Direttivo (Mario Brunetti, Italo Molinaro, Paolo Ferrara, Angelo Pellegrini, Giuseppe Maroni, Renato Omedè, Rinaldo Pesciarelli, Alessandro Metterle, Maria Rosa Rovere ed Anselmo Farina). Era il 1991. Da allora molte cose sono cambiate: in molte regioni italiane sono sorte sedi autonome ed ATO è diventata un forte punto di riferimento. ATO Veneto nasce nel 2001 come sezione distaccata di ATO Lombardia e diventa autonoma nel 2007: organizza meeting e manifestazioni, partecipa ad incontri di alto livello scientifico ed è sempre in contatto con i Responsabili delle Aziende Ospedaliere autorizzate al trapianto, ma, soprattutto, è un concreto riferimento per trapiantati e trapiantandi.