TRAPIANTO DA VIVENTE A VIVENTE

 

Per quanto riguarda il Programma di Trapianto da donatore vivente, su ricevente adulto, i Centri Trapianto preposti sono provvisti di tutte le attrezzature ed i servizi sia per una corretta valutazione dell'idoneità dal punto di vista clinico e psicologico, che per l'esecuzione dell'intervento di prelievo e di trapianto. Per ridurre al minimo i rischi connessi a questo tipo di intervento, molto complesso, è necessaria una grande esperienza, nel rispetto della normativa di legge. Gli organi che possono essere trapiantati da vivente a vivente, sono: RENE e FEGATO

 

VERIFICHE al trapianto da donatore vivente

  1. Verifica della emocompatibilità tra donatore e ricevente.

  2. Verifica della idoneità clinica del donatore e del vantaggio clinico del ricevente.

  3. Verifica della istocompatibilità tra donatore e ricevente.

  4. Verifica da parte del Magistrato, della regolarità della procedura e della spontaneità e gratuità della donazione.

 

TRAPIANTO DI FEGATO

l trapianto di fegato da donatore vivente è stato introdotto come procedura chirurgica nel 1988 con il fine di espandere le possibilità di trapianto pediatrico e diminuire la mortalità in lista d'attesa; negli anni successivi la procedura è evoluta e dalle indicazioni pediatriche si è passati all'esecuzione della stessa procedura, o di sue varianti tecniche negli adulti. La finalità rimane la stessa, e cioè ovviare alla scarsità delle donazioni, con un particolare riguardo a quelle situazioni in cui il trapianto sia necessario in tempi accettabilmente brevi.
L'attività di trapianto di fegato da vivente è prevista dalla legge n° 483 del 16/12/1999.
Il paziente candidato a ricevere il trapianto di fegato da donatore vivente è iscritto nella lista di attesa ordinaria del Centro. Per tali pazienti non vi sono differenze di indicazione al trapianto e di procedure pre-trapianto rispetto agli altri candidati, eccezion fatta per il tempo in lista di attesa che è invece notevolmente ridotto. Il ricevente ed i possibili candidati alla donazione vengono ampiamente informati dei vantaggi e dei rischi di tale procedura. Nel caso in cui sia individuato un possibile candidato e vi sia l'accordo del paziente ricevente, la proposta di donazione e la decisione di procedere con la suddetta tecnica viene valutata durante una riunione multidisciplinare dell'equipe di trapianto epatico.
Se le diverse indagini dimostrano una compatibilità strutturale e psicologica assoluta e l'adeguatezza morfo-funzionale, si procederà alla programmazione dell'intervento di epatectomia a scopo di trapianto. La procedura chirurgica consiste nella resezione epatica destra per via laparotomica (esito di cicatrice bisottocostale ) con asportazione di circa il 60% della massa epatica; la percentuale di fegato rimanente è comunque sufficiente a garantire una adeguata funzione epatica.
Le complicanze post-chirurgiche sono pari al 10% circa in particolare sono segnalate complicanze biliari (fistole), emorragie che possono comportare il reintervento, infezioni a livello locale e generale, transitoria insufficienza epatica con ittero, laparocele (rilasciamento dei punti della parete addominale).
Le complicanze legate all'anestesia sono le stesse della chirurgia generale e vengono segnalate sul foglio del consenso anestesiologico.
Nel post-intervento, sono possibili, oltre ai reinterventi, manovre interventistiche quali punture percutanee, arteriografia e biopsie.

 
 

TRAPIANTO DI RENE

E' ormai chiaramente dimostrato che con un solo rene si può vivere benissimo.
In particolare, l'esperienza di oltre 20 anni proprio con i donatori viventi ha dimostrato che la donazione di rene è un atto quasi del tutto privo di rischi. I rischi, minimi, sono collegati innanzi tutto alle procedure di valutazione dell'idoneità alla donazione (in particolare l'urografia e l'arteriografia renale possono comportare reazioni allergiche al mezzo di contrasto o, la seconda, ematomi), all'intervento chirurgico ed all'anestesia. Va sottolineato comunque che queste procedure comportano anche dei vantaggi, come conseguenza di uno studio approfondito dello stato di salute, che possono sostanzialmente bilanciare i rischi (molte malattie insospettate hanno potuto essere scoperte e curate proprio grazie allo studio dei candidati alla donazione di rene).
Dopo la donazione di rene aumentano lievemente la creatininemia e la proteinuria, come espressione di un maggiore lavoro del rene superstite (che deve evidentemente lavorare il doppio), ma questi aumenti sono appunto lievi, non sono progressivi e non devono preoccupare in quanto non sono espressione di una malattia. E' invece possibile che la donazione di un rene faccia aumentare la pressione arteriosa, per cui è bene che i soggetti ipertesi, anche se con ipertensione lieve, non donino un rene. Occorre considerare che alcune malattie dei reni sono ereditarie, o almeno possono comportare una predisposizione ereditaria: è quindi opportuno che non si doni il rene se c'è questo sospetto di ereditarietà, anche se tutti gli esami sono negativi ed indicano che la donazione sarebbe possibile. Inoltre la situazione di portatore di un unico rene raddoppia il rischio per tutte quelle malattie renali che possono colpire le persone normali: per esempio una qualsiasi malattia che distrugga il 50% dei reni comporterebbe una situazione ancora non preoccupante in un soggetto normale, mentre lascerebbe il donatore di rene con il 25% soltanto della sua massa renale, situazione ancora non tale da richiedere la terapia dialitica, ma quasi. Oppure un trauma, per esempio per incidente automobilistico, potrebbe comportare la distruzione dell'unico rene rimasto e quindi richiedere la dialisi (mentre in un portatore di due reni un trauma che distruggesse un solo rene sarebbe quasi del tutto privo di conseguenze importanti sulla funzione renale).