TRAPIANTO DI INTESTINO

Il trapianto di intestino può diventare indispensabile per i malati in cui l'organo per diversi motivi, non funziona. Si può trattare di persone che non hanno l'intestino per un problema congenito, cioè presente alla nascita, o in seguito ad interventi che ne hanno resa necessaria l'asportazione (trombosi vascolari o ernie intestinali). Ci sono persone il cui intestino non è capace di muoversi come dovrebbe per far avanzare gli alimenti oppure è parzialmente e cronicamente occluso e, quindi, non permette il passaggio né l'assorbimento degli alimenti.
In tutti questi casi, il trapianto diventa l'unica alternativa per quei pazienti costretti a nutrirsi per anni tramite flebo che rovinano anche in modo irreversibile le vene. Il trapianto di intestino può rappresentare una via d'uscita, soprattutto per i più giovani. Dopo circa un mese dall'intervento, la persona può ricominciare a vivere e a mangiare normalmente, anche se deve continuare la cura antirigetto. Il rischio principale è, infatti, il rigetto perché l'intestino è più suscettibile al rifiuto da parte dell'organismo. Ai malati, per tutto il resto della vita, viene somministrata una cura orale con tre diversi medicinali: alcuni steroidi, l'FK506 e un nuovo anticorpo monoclonale.
Quando si parla di trapianto di intestino, in realtà, ci si può riferire a tre diverse tipologie di intervento. L'intestino, infatti, può essere trapiantato singolarmente (cioè senza nessun altro organo), oppure può essere trapiantato insieme al fegato o insieme a tutti gli altri organi addominali. In Italia, sono stati eseguiti in passato trapianti multiorgano, ma non era mai stata tentata la strada dell'intestino isolato. Questa tecnica è, infatti, la più difficile per l'elevato rischio di rigetto. Per questo si ricorre a trapianto di fegato e intestino. In questi casi, la probabilità che gli organi vengano rigettati è inferiore, ma le complicanze sono più serie. Grazie alla nuova cura antirigetto, però, si può ormai ricorrere al trapianto di intestino singolo con successo.

TRAPIANTO DI INTESTINO:

DOVE IN ITALIA?

 

Quando un paziente italiano può farsi curare all’estero?
Quando le strutture italiane non sono in grado di offrire il trattamento di cui ha bisogno o quando i tempi sono troppo lunghi per poter effettuare l’intervento o le cure. In questi casi il paziente deve ottenere un’autorizzazione preventiva, presentando domanda presso la propria ASL di provenienza. Alla domanda va allegata una relazione del medico specialista che dichiari che l’assistito non può essere curato in Italia.

Nella dichiarazione deve essere indicato anche il Centro estero prescelto per effettuare l’intervento o le cure. È necessario presentare, inoltre, ogni documentazione utile (cartelle cliniche, esami radiologici, pareri resi da specialisti, etc.) che possa giustificare il trasferimento all’estero. La ASL inoltra la domanda e la documentazione ad un ospedale denominato Centro di Riferimento Regionale (C.R.R.) entro 3 giorni dal ricevimento. Il C.R.R. valuta se ci sono presupposti per poter dare l’autorizzazione ed invia il parere positivo o negativo alla ASL entro 7 giorni dal ricevimento.